Negli ultimi anni le innovazioni tecnologiche hanno cambiato il modo di fare business e quindi si è sviluppato un sistema di scambi commerciali parallelo al sistema tradizionale.
Tuttavia, in questo nuovo scenario in cui vi è stato l’avvento di internet e la creazione di piattaforme per svolgere il commercio sui siti web, è aumentato, anche a livello internazionale, il fenomeno della contraffazione.
La contraffazione comporta un danno per lo Stato, poiché si concretizza nel danneggiare l’attività ed i profitti delle imprese, tramite lo sfruttamento del lavoro, la evasione fiscale, il riciclaggio di danaro, il finanziamento della la criminalità organizzata.
Contraffazione nel Web
Con l’uso del nuovo sistema di compravendita on line (e-commerce), si è realizzata una possibile confusione fra i prodotti, con conseguente violazione della proprietà intellettuale ed industriale e quindi della relativa normativa contenuta nel codice CPI emanato con Decreto legislativo 10 febbraio 2005 n.30, nonché violazione della normativa riguardante la concorrenza sleale di cui all’art 2598 c.c..
Attualmente, tra le tecniche più diffuse di contraffazione online, vi sono il Cybersquatting ed il Keyword advertising.
Per quanto riguarda il Cybersquatting, si tratta di un fenomeno che consiste nel registrare domini web facilmente riconducibili a marchi altrui.
Per la registrazione vige il principio secondo cui chiunque chieda l’assegnazione di un nome di dominio non ancora registrato dalle imprese che svolgono la loro attività con il nome di un marchio, può ottenerla, e quindi essere presente negli appositi registri, poiché attualmente vige il principio del “first come, first served”, in base al quale, seguendo un ordine cronologico “chiunque chieda l’assegnazione di un nome di dominio non ancora registrato da altri, ne ottiene la registrazione ed il diritto di utilizzo in esclusiva, indipendentemente dal fatto che tale nome di dominio sia in conflitto con altrui diritto”.
Il Cibersquotter, una volta acquistato lo spazio virtuale, lo rivende alle aziende che non hanno registrato in tempo il loro marchio in un proprio dominio nel web, e tale rivendita avviene ad un prezzo elevato, speculando nell’interesse della stessa impresa di mantenere fermo il livello di brand acquisito.
Non essendoci attualmente una normativa specifica per disciplinare il malcostume del cybersquatting, e considerato che, secondo gli orientamenti giurisprudenziali, i nomi a dominio sono da considerarsi segni distintivi di impresa, avendo la funzione di attrarre l’attenzione dei consumatori, si è cercato di riadattare, in sede di interpretazione giurisprudenziale, la legge dei marchi alla nuova realtà tecnologica
rappresentata dai siti web, per cui l’uso illecito degli stessi nomi di dominio registrati e assegnati al cybersquotter, i quali siano in grado di generare confusione nei clienti e fornitori, costituisce una violazione del principio contenuto nell’ art. 8 del Regolamento UE, il quale prevede l’impedimento della registrazione di un marchio considerato identico o simile ad un marchio anteriore, poiché crea confusione per il pubblico.
Preso atto che la normativa sui marchi è risultata insufficiente per impedire registrazioni abusive di nomi di dominio, il Senato degli Stati Uniti ha approvato in data 29 novembre 1999, l’ Anti-cybersquatting Consumer Protection Act.
Questa legge si prefigge di reprimere e disincentivare il fenomeno del Cybersquatting che costringe molti imprenditori a mercanteggiare sborsando ingenti somme di danaro a titolo di riscatto, per ottenere la consegna dei propri segni distintivi, o del proprio nome, registrati nel frattempo da altri con nomi di dominio sul web.
Per quanto riguarda il business della Keyword, altra tecnica di contraffazione on line, essa consiste in una ricerca (query) di parole chiave per risalire ad un prodotto.
Le parole chiave assumono quindi importanza come un vero e proprio segno distintivo.
Pertanto è necessario che l’impresa, la quale svolga il commercio dei suoi prodotti tramite siti web, individui con precisione le parole chiave da utilizzare per pubblicizzare i propri prodotti e monitorare il proprio sito e la piattaforma, al fine di impedire che parole chiavi uguali o simili possano confondere la clientela e quindi porre in essere una vera e propria ipotesi di contraffazione del marchio
