lunedì 23 febbraio, 2015

Oscar 2015, Julianne Moore accende le luci sull’Alzheimer


Complice la commovente interpretazione di Julianne Moore in Still Alice, che è valsa all’attrice l’Oscar come migliore attrice protagonista la scorsa notte, il tema dell’Alzheimer è tristemente tornato alla ribalta. Il riferimento è ad una patologia che spesso si ha il timore anche solo di nominare, che azzera la personalità, che isola coloro che ne […]


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Complice la commovente interpretazione di Julianne Moore in Still Alice, che è valsa all’attrice l’Oscar come migliore attrice protagonista la scorsa notte, il tema dell’Alzheimer è tristemente tornato alla ribalta. Il riferimento è ad una patologia che spesso si ha il timore anche solo di nominare, che azzera la personalità, che isola coloro che ne soffrono, distruggendo intere famiglie. I numeri dell’emergenza Alzheimer sono allarmanti: ogni dieci minuti un italiano si ammala di demenza senile e si stima che oltre 3 milioni di persone nei prossimi anni avranno bisogno di cure e assistenza ininterrotta. Sono 520.000 attualmente in Italia le persone affette da Alzheimer, e i nuovi casi sono stimabili in circa 80.000 all’anno. Dati purtroppo destinati ad aumentare: considerando l’attuale andamento demografico e il conseguente invecchiamento della popolazione si prevede che nel 2020 i nuovi casi di Alzheimer saliranno a 113.000 l’anno, e che arriveranno a triplicarsi nel 2050. Numeri che spingono a definire l’Alzheimer una patologia sociale di proporzioni preoccupanti, poiché non coinvolge solo chi ne è affetto, ma anche le famiglie su cui i colpiti gravano pressoché totalmente. Se il quadro generale è piuttosto desolante, alcune recenti ricerche mostrano però significativi passi aventi nelle terapie alternative, tra queste quelle legate alla risata, in grado di sollecitare una risposta e un cambiamento nelle persone.

Terenzio Traisci, psicologo e ideatore dell’ingegneria della risata, terrà, per il terzo anno consecutivo, il corso Happy Fitness, con esercizi specifici di respirazione, di imitazione di movimenti specifici che portano il corpo a ridere in modo naturale, sia per le persone affette da Alzheimer che Parkinson e per le loro famiglie, che per gli operatori delle case di riposo dell’Emilia Romagna, in collaborazione con la ASL locale. L’esperienza conferma le evidenze scientifiche, portate alla luce da recenti studi universitari, da Harvard, alla Sorbona, che esercitarsi a ridere per almeno 10 minuti al giorno, abbassi i livelli di tensione e influenzi positivamente la relazione medico-paziente-famigliare. L’atto motorio della risata infatti porta ad una respirazione più intensa che aumenta l’ossigenazione del corpo, stimolando il rilascio di endorfine (anti dolorifici naturali) e di ossitocina (l’ormone della fiducia) e riattivando il sistema immunitario.

“Le famiglie dei pazienti hanno sollecitato un prosieguo della terapia, poiché si è evidenziata una risposta incoraggiante, soprattutto nell’atteggiamento più aperto e tranquillo dei pazienti verso familiari e operatori, perché in genere la malattia fa perdere progressivamente e inesorabilmente i contatti con l’ambiente esterno – spiega Traisci, che prosegue – La maggior parte degli esercizi che svolgiamo sono di imitazione di movimenti e di stili diversi di risate ‘stimolate’, che sfruttano i cosiddetti ‘neuroni specchio’, cioè i responsabili del riflesso di imitazione di gesti ed espressioni di chi abbiamo davanti. In questo modo, attraverso un meccanismo di riflesso incondizionato guidiamo le persone a esercitare la risata e ad assumere quegli atteggiamenti che influenzano respirazione e umore”. Proprio per queste ragioni, la responsabile del Progetto Eugenia Danti di ‘Rete Magica Onlus’, insieme agli psicologi Luca Proli, Francesca Vaienti e con il supporto del professor Chattat Rabih, docente di psicologia gerontologica di Bologna, del dottor Walter Neri, della dottoressa Paola Lanzoni e della dirigente ASL Emma De Rocchi, hanno deciso di proseguire le attività anche nel 2015, considerati i notevoli progressi ottenuti con queste attività. Il risultato migliore si ottiene nel cambiamento del proprio umore e di conseguenza nel rapporto con gli altri: “La parola yoga significa unione. La risata, il sorriso sono realmente potenti collanti per risvegliare la relazione con il paziente”, prosegue ancora Traisci. “Poter offrire momenti di tranquillità a persone che vivono la maggior parte della loro vita in stati confusionali e di ansia è certamente una conquista. Così come avere la conferma dell’efficacia di queste attività psico-fisiche dalle tante testimonianze di familiari e operatori sanitari entusiasti e grati, è uno stimolo a proseguire su questa strada”, conclude Terenzio Traisci.


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