La missione Artemis 2 entra nella sua fase più critica, con gli astronauti che si preparano al ritorno sulla Terra dopo uno storico viaggio intorno alla Luna.
Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen sono partiti dalla Florida il 2 aprile e hanno raggiunto un traguardo impressionante: 406.771 chilometri di distanza dalla Terra, superando il record dell’Apollo 13.
Il rientro della capsula Orion sfida temperature estreme
Prima di ammarare nell’Oceano Pacifico, vicino alla costa di San Diego, la capsula Orion — chiamata Integrity dall’equipaggio — dovrà affrontare una delle sfide più difficili dell’ingegneria spaziale: attraversare l’atmosfera terrestre ad altissima velocità.
Durante questa fase, il veicolo sarà avvolto da un intenso plasma, raggiungendo temperature fino a 2.800 °C, capaci di fondere la maggior parte dei metalli. Questo processo dura circa otto minuti e richiede una precisione assoluta in tutti i sistemi.
Inoltre, ci sarà un blackout delle comunicazioni di circa sei minuti, durante il quale gli astronauti saranno completamente isolati dal controllo missione.
La separazione dei moduli segna l’inizio della discesa
Prima del rientro, il modulo equipaggio si separa dal modulo di servizio, sviluppato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Questo componente, responsabile dei sistemi e della propulsione, verrà abbandonato e si disintegrerà nell’atmosfera.
La capsula principale, a forma di cono tronco, orienta il suo scudo termico per affrontare direttamente il calore estremo, proteggendo gli astronauti durante la discesa.
Lo scudo termico Avcoat preoccupa la NASA
Uno dei punti più critici della missione Artemis II è la performance dello scudo termico Avcoat, materiale derivato dalla tecnologia del programma Apollo.
Sebbene progettato per consumarsi in modo controllato e dissipare il calore, l’Avcoat ha mostrato problemi durante la missione Artemis I nel 2022.
In quell’occasione, sono stati rilevati oltre 100 punti di erosione irregolare, sollevando dubbi sulla sua efficacia nelle missioni con equipaggio.
Per Artemis II, la NASA ha adottato una strategia diversa: aumentare l’intensità del calore per un periodo più breve, riducendo il tempo di esposizione del materiale alle temperature estreme.
