L'Esposizione Internazionale di San Marino, evento di grande richiamo per gli appassionati di cinofilia, è stata recentemente segnata da un episodio che ha scosso la comunità. Alcuni cani sono stati avvelenati in circostanze ancora avvolte nel mistero, con due di loro che purtroppo non ce l'hanno fatta. La vicenda ha acceso l'attenzione e la preoccupazione di organizzatori, partecipanti e amanti degli animali, aprendo una difficile discussione sulla sicurezza durante manifestazioni di questo tipo.
La dinamica dell'avvelenamento sembrerebbe coinvolgere una sostanza tossica diffusa nel terreno nelle vicinanze della competizione, attirando i cani con esche putative. Le indagini sono in corso, supportate da testimonianze dirette e dall'intervento delle autorità sammarinesi, mentre la comunità animalista si mobilita per chiedere giustizia e maggior tutela per gli animali coinvolti.
Il dramma nell’area della mostra canina
Durante la 29ª Esposizione Internazionale Canina a San Marino si sono verificati fatti gravissimi: tre cani hanno accusato un'intossicazione da sostanza velenosa, due dei quali sono deceduti. L'episodio ha lasciato sgomenti tutti i presenti e ha immediatamente sollevato ipotesi di un possibile gesto doloso da parte di qualcuno con natura criminale.
Un testimone straniero ha portato alla luce un elemento importante: avrebbe raccolto frammenti di vetro di una bottiglia rotta e li avrebbe smaltiti in un cassonetto. Poco dopo, il suo cane ha manifestato i sintomi tipici di un avvelenamento, problema che fortunatamente non ha avuto esito fatale grazie all'intervento tempestivo.
Le prime indagini e i sospetti
La sostanza tossica, probabilmente liquida, sarebbe stata diffusa nel terreno e alla vegetazione, camuffata da esche alimentari come pezzi di carne. I cani, attirando da questo stimolo, si sarebbero avvelenati semplicemente annusando o leccando il suolo contaminato. Questa modalità ha reso ancora più difficile la prevenzione e l’individuazione dell'origine del veleno.
Gli organi di polizia, insieme ai volontari dell’associazione APAS (Associazione Protezione Animali San Marino), hanno proceduto a mettere in sicurezza l’area colpita e a recuperare un solo "boccone" sospetto, che sarà oggetto di esami approfonditi per identificare la natura della sostanza.
Il ruolo della comunità animalista e delle autorità
L'associazione APAS ha attivato una mobilitazione immediata: oltre a collaborare con le forze dell’ordine, ha organizzato una fiaccolata di protesta per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla gravità degli eventi e sulle necessità di prevenzione in futuro. Il sentimento comune è quello di dolore e indignazione contro un atto definito da una volontaria "una mente criminale che ha pensato a come non farsi rintracciare".
Da parte sua, il Governo di San Marino ha dichiarato, tramite il segretario al Turismo Fabio Berardi, l’intenzione di costituirsi parte civile in un eventuale procedimento giudiziario che potrebbe scaturire dall’indagine. Nel frattempo, APAS ha raccolto oltre mille firme per esortare la magistratura ad aprire formalmente un fascicolo di indagine.

