Negli ultimi anni, e soprattutto dopo una recente sentenza della Corte di Cassazione, è stato ribadito con chiarezza che il saluto fascista è un reato punibile dalla legge italiana. La domanda però resta: chi continua a fare questo gesto oggi nonostante il divieto? “Le Iene” hanno approfondito la questione, raccontandoci chi, nel presente, sceglie ancora di esibire il saluto romano e quali sono le conseguenze legali di questo atto.
La legge del 1952 che vieta il saluto fascista è tuttora in vigore e la Cassazione ha confermato l’applicabilità della norma, condannando due giovani militanti dell’organizzazione CasaPound a pene pecuniarie e detentive per averlo fatto durante una commemorazione pubblica. Ma il saluto romano non è stato mai abbandonato del tutto da variegati personaggi pubblici e politici. Nel servizio de "Le Iene" emergono interviste e riflessioni di diverse figure della politica e dello sport.
Il saluto fascista: una forma di reato ancora vigente
La legge n. 645 del 20 giugno 1952 punisce chiunque compia manifestazioni esteriori con saluti fascisti, ritenute contrarie alla Costituzione e alla memoria della storia italiana. Nonostante il tempo passato e la trasformazione del quadro politico, questa norma resta valida. La conferma è arrivata di recente con la sentenza della Cassazione su due giovani condannati per aver fatto il saluto durante una commemorazione delle vittime delle Foibe.
L’interpretazione degli ultimi giudici è chiara: il passare degli anni non ha reso legittimo un gesto simbolicamente legato a un regime totalitario e alla negazione dei diritti umani. Il saluto romano, quindi, mantiene una forte e discutibile carica ideologica, tanto da essere considerato reato.
Personaggi pubblici e il saluto: testimonianze e reazioni
Il servizio de "Le Iene" registra diverse reazioni da esponenti politici e figure pubbliche, mettendo in luce che il saluto fascista è ancora presente tra alcuni settori della società:
- Renata Polverini, ex presidente della Regione Lazio, nega di aver mai fatto il saluto romano e invita a visionare con attenzione i contesti in cui compaiono le immagini.
- Gianfranco Fini, ex Ministro e Presidente della Camera, ammette di averlo fatto in gioventù ma invita a rispettare la legge e a non ripetere il gesto.
- Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, riconosce che forse il saluto fosse più comune in passato e dichiara di averlo fatto da ragazzo; però condanna l’uso di questo gesto in occasioni ufficiali.
- Alessandra Mussolini, deputata europea e nipote del Duce, ribadisce un atteggiamento molto libero verso il saluto, considerando la recente sentenza una questione superflua e di "cuore".
- Francesco Storace, ex presidente della Regione Lazio, si offre di pagare le multe a carico dei ragazzi condannati, mostrando simpatia verso chi mantiene questo gesto.
Le contraddizioni nel mondo sportivo: l’esempio di Paolo Di Canio
Anche il mondo dello sport è toccato da questa controversia. Paolo Di Canio, ex calciatore e capitano della Lazio, ha pubblicamente fatto il saluto romano in diverse occasioni in mezzo a migliaia di spettatori, senza mai essere condannato. Intervistato, Di Canio evita polemiche e minimizza la questione, rispondendo con ironia e sensibilità molto personali alle domande sulle conseguenze del suo gesto.
La differenza di trattamento tra il mondo politico e quello sportivo fa riflettere sulla coerenza e sull’applicazione della legge.
