Nuove terapie per l’endometriosi: un aggiornamento dal Prof. Paolo Vercellini
Il Prof. Paolo Vercellini, docente di ginecologia all’Università degli Studi di Milano e da sempre vicino all’A.P.E. Associazione Progetto Endometriosi, presenta le novità nelle terapie per l’endometriosi, una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci. L'associazione lavora da oltre 20 anni per informare correttamente le pazienti e favorire la diagnosi precoce, spesso ritardata da 5 a 8 anni.
Farmaci orali per l’endometriosi: antagonisti del GnRH
Tra le novità sottolineate vi sono gli antagonisti del GnRH, farmaci da assumere per bocca che si affiancano agli agonisti già noti, somministrati tramite iniezioni periodiche. Questi farmaci riducono la produzione di estradiolo inibendo ovulazione e mestruazione, con l’obiettivo di ridurre il dolore e bloccare la progressione della malattia. Sono indicati per donne che non desiderano una gravidanza.
Il Prof. Vercellini precisa: "Sono molto efficaci, un'ottima arma anche per i casi più complessi, ma non vanno prescritti in prima battuta, quando altre alternative più semplici e più tollerate possono controllare la malattia". Si stanno valutando dosaggi ridotti per limitare gli effetti collaterali, ma restano dubbi sull’efficacia inibitoria completa e sui rischi per gravidanze non pianificate.
Relugolix e linzagolix: modalità d’uso e personalizzazione
I farmaci disponibili in Europa, relugolix e linzagolix, si assumono con una compressa giornaliera e richiedono una terapia ormonale sostitutiva a basso dosaggio per proteggere le ossa dal rischio di perdita di calcio. Relugolix è commercializzato in Italia in combinazione fissa con estrogeno e progestinico, mentre linzagolix si assume da solo, lasciando al medico la scelta della terapia sostitutiva. Il Professore evidenzia come la separazione dei componenti consenta una migliore personalizzazione e la gestione più semplice di eventuali effetti collaterali.
Differenze nelle risposte terapeutiche: il ruolo del dolore
Le diverse risposte ai trattamenti sono legate al meccanismo del dolore. "Alcune pazienti hanno un dolore che origina dalle lesioni, quindi sopprimendole il dolore si risolve", spiega il Prof. Vercellini, "in altre il meccanismo è complesso, con una sensibilizzazione centrale del sistema nervoso che amplifica la percezione del dolore anche senza danni evidenti". Il ritardo nella diagnosi può favorire questa condizione cronica, per cui intervenire tempestivamente è fondamentale.

Importanza di centri specializzati e diagnosi precoce
Rivolgersi a centri dedicati è fondamentale per evitare diagnosi errate o sovradiagnosi. L’A.P.E. mette a disposizione informazioni e elenchi di centri specializzati per fornire alle donne un percorso diagnostico e terapeutico adeguato. "Non tutti i dolori pelvici sono endometriosi. Dobbiamo evitare di passare dalla mancanza di diagnosi all'eccesso di diagnosi", afferma il ginecologo.

