Philipp Plein la fashion week e gli effetti del Coronavirus sulla moda. Una lunga intervista che lo stilista ha rilasciato a La Repubblica delle donne di Chiambretti.
Philipp Plein la fashion week e gli effetti del Coronavirus sulla moda
«Il mercato dei falsi è il mercato più onesto del mondo perché chi li produce, produce quello che le persone vogliono comprare: se volete sapere che cosa si vende sul mercato bisogna guardare quello dei falsi. Queste persone non producono per la bellezza o per la fama, ma solo per i soldi, dunque producono quello per cui c’è domanda. Il fatto che io sia distribuito sul mercato dei falsi è una forma di pubblicità. È un modo diverso di distribuire e consumare i prodotti del fashion. Ho investito molto, negli ultimi anni, per bloccare i falsi, ma è impossibile perché chi li produce guadagna più di Pablo Escobar».
Lo stilista spiega gli effetti dell’epidemia di Coronavirus sul settore della moda e sulla Fashion Week in corso a Milano in questi giorni, e dice: «Ovviamente il Coronavirus ha già influenzato il settore. Il nostro ufficio di Hong Kong ha chiuso tre settimane fa e le persone lavorano da casa. La maggior parte dei negozi sono vuoti, non c’è nessuno. Dal punto di vista economico tutti i brand sono già stati coinvolti dal virus e ogni giorno perdiamo milioni di euro di fatturato. Per quanto riguarda la Fashion Week, spero che la gente non abbia paura. Non credo che ci sia un vero rischio di contrarre il virus a Milano, la paura è più psicologia. Noi abbiamo un negozio Philipp Plein a Wuhan e il problema principale è che le persone non possono viaggiare quindi, anche se volessero venire a Milano, non ci sono aerei che partono dalla Cina per l’Europa – e prosegue – Ci sono più di un miliardo di persone che vivono in Cina, non si può pensare di chiudere le frontiere per qualche centinaio di persone che ha contratto il Coronavirus. Non possiamo discriminare: il virus può essere trasmesso da europei e asiatici, non fa alcuna differenza».
Infine Plein, in merito all’esclusività del settore della moda, sottolinea: «Penso che la moda sia democratica: io faccio moda per tutti ed è importante non escludere nessuno dalle tue creazioni e trasmettere, durante la sfilata, un messaggio alle persone: perché non è semplicemente una questione di avere un corpo perfetto. Le mie sfilate infatti sono delle produzioni enormi: lo scorso anno avevamo 6 mila persone, sabato forse sarà ancora più grande».