Nel contesto dell'inchiesta sul caso di Yara Gambirasio, il pilota della Protezione Civile Ivo Rovedatti ha fornito una testimonianza importante riguardo alle ricerche iniziali della giovane scomparsa. In un'intervista esclusiva, Rovedatti ha chiarito come il corpo di Yara non fosse presente nell'area del campo di Chignolo d'Isola durante i sorvoli effettuati da lui e dagli altri volontari.
Secondo quanto raccontato dal pilota, la visibilità durante le prime ricerche non era ideale, ma nonostante ciò non vi era alcuna traccia del corpo di Yara in quel campo. Le sue parole contribuiscono a chiarire alcuni aspetti delle operazioni di ricerca e gettano nuova luce sulle difficoltà delle attività svolte dalla Protezione Civile.
Le ricerche aeree dopo la scomparsa di Yara
Domenica 28 novembre 2010, due giorni dopo la scomparsa della ragazza, Ivo Rovedatti fu il primo pilota a decollare per cercare possibili indizi dall'alto. Nonostante la presenza di piccoli spruzzi di neve e una visibilità non perfetta, il volo è stato minuzioso e ripetuto più volte sopra il campo di Chignolo.
Rovedatti sottolinea che tali condizioni non impedivano di rilevare la presenza di un corpo umano: "Non c’era nulla. Gli spruzzi di neve non potevano nascondere un corpo. Avessi visto qualcosa di sospetto sarei atterrato per controllare". La testimonianza evidenzia la scrupolosità con cui venivano condotte le ricerche.
Sorvoli frequenti e meticolosi
Nel corso dei tre mesi successivi, Rovedatti ha effettuato oltre 30 ore di volo per le ricerche di Yara, concentrandosi più volte sul campo di Chignolo. Questo luogo rappresentava un punto obbligato lungo il corridoio di volo subito dopo il decollo dalla pista di volo a vela di Valbrembo.
Durante questi voli a bassa quota (circa 150 metri) e a bassa velocità (circa 10 nodi), il pilota era attento a individuare qualsiasi elemento sospetto tra le sterpaglie. La maggiore visibilità dall'alto, rispetto a chi si trova a terra, rendeva difficile perdere di vista la più piccola macchia di colore.
Dettagli sui segni ricercati
Per migliorare la possibilità di individuare Yara, Rovedatti e il team di Protezione Civile cercavano specifici segnali:
- Macchia di colore nero, riferita al giubbotto che indossava la giovane
- Felpa azzurra
Questi riferimenti erano fondamentali per orientare le ricerche ed evitare errori dovuti alle condizioni atmosferiche o all'ambiente circostante.
