Il Caso eredità Sordi continua a far discutere, e a rompere il silenzio ci pensa Arturo Artadi, che per 25 anni è stato al fianco della famiglia Sordi. In una lunga intervista, Artadi racconta il suo rapporto con Aurelia Sordi, sorella dell’indimenticabile Alberto, e denuncia un trattamento ingiusto riservato a lei negli ultimi anni della sua vita.
Artadi, che ha lavorato come factotum e vicino di famiglia, testimonia come Aurelia fosse una donna lucida e presente, contrariamente a quanto molti hanno voluto far credere. La sua versione rompe un silenzio durato troppo a lungo e offre una nuova prospettiva sulla controversa vicenda legata all’eredità dell’attore.
Un legame profondo e duraturo
Arturo Artadi racconta di esser stato chiamato nella famiglia Sordi grazie a una segnalazione di suore e di aver iniziato il suo lavoro come autista e assistente proprio per Alberto Sordi. Questi lo accolse personalmente, comprandogli il biglietto dall’estero per raggiungere l’Italia. Da quel momento sono trascorsi 25 anni di fedeltà e di supporto a Aurelia, che per lui è stata come una figura materna.
Negli anni, Artadi ha assistito alla quotidianità di Aurelia, seguendola e condividendo con lei anche momenti di relax, come le vacanze estive che trascorrevano insieme ad Anzio. Questo legame profondo fa da sfondo alle sue parole, in cui denuncia il modo in cui è stata trattata la sorella di Alberto dopo la sentenza di allontanamento dal suo ruolo.
La dolorosa separazione e il ruolo della giustizia
Il 29 settembre è stato il momento in cui Arturo è stato allontanato dalla famiglia Sordi. Un provvedimento preso in esecuzione di una sentenza della Cassazione, che lo vedeva indagato per circonvenzione d’incapace e ricettazione. Nonostante la gravità delle accuse, Artadi ribadisce con fermezza la sua innocenza e si mostra molto amareggiato per come sia stata gestita la questione.
Secondo lui, la vera vittima più grande è stata Aurelia, che per troppo tempo è stata vista come una persona incapace di intendere e di volere, mentre invece manteneva lucidità fino agli ultimi giorni. La giustizia, che avrebbe dovuto proteggerla, invece l’ha privata della dignità, facendola sentire una "vecchia demente" senza valore.
Un quadro diverso della signorina Sordi
L’uomo racconta come Aurelia fosse una donna generosa e attiva nelle sue scelte, anche in ambito economico. I movimenti bancari, infatti, mostrano regolarmente donazioni a amici, enti parrocchiali e associazioni, spesso senza alcun atto pubblico. Quando invece decise di effettuare donazioni nei confronti di Artadi e altri collaboratori, si procedette con atti notarili certificati, con la supervisione di funzionari di banca.
Questo dettaglio serve a confutare le accuse di approfittamento o di sottrazione indebita di denaro da parte di Artadi, che racconta come tutto sia sempre stato trasparente e documentato. Inoltre, il legame di fiducia e affetto reciproco tra Aurelia e lui è la prova della sincerità delle intenzioni di entrambi.

